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Perché ci fanno sentire colpevoli le cose,
anche un aspirapolvere, un cesto colmo
di panni già lavati, da stirare, l'accorgersi
di vivere senza cura di esse, e soprattutto
senza un amore che non sia rimorso
per il nostro essere così pigri e viziati,
per il nostro mancare a chi ci amò in esse,
ancora, a chi ama con amore di madre...
Perché in una sì trattenuta gratitudine,
è ancora con ansia filiale che vogliamo
un desiderio sterile in canto seriale,
ed in compianto rituale il nostro malessere...
Gianni D'Elia
tratto da: "Segreta", Einaudi, Torino 1989